Operato un cuore piccolo come una mandorla

ll quotidiano la Repubblica e altre testate danno ampio risalto al difficile quanto riuscito intervento operato dalla equipe del dott. Bruno Murzi, direttore del dipartimento pediatrico e responsabile della cardiochirurgia pediatrica della Fondazione Toscana Gabriele Monasterio.

Dagli articoli di Michele Bocci (pdf, articolo online):

L'intervento

E’ NATA con un cuore grande come una mandorla, piccolissima, appena un chilo e due di peso, e portatrice di una malformazione importante: la trasposizione dei grandi vasi. In Italia nessuno aveva mai tentato un intervento per risistemare le arterie che portano il sangue dentro e fuori dal cuore su un bambino così leggero. Lo hanno fatto all’Opa (ospedale pediatrico apuano) di Massa partendo da una casistica internazionale scarna e dalla mortalità molto alta. Ci sono voluti cateteri e pompe per la circolazione speciali, mascherine più piccole, sono stati ricalcolati i dosaggi dei farmaci e dei liquidi per la nutrizione. C’erano da sistemare coronarie di un millimetro di diametro, da togliere tutto il sangue, circa 150 cc, che corrispondono ad appena un bicchiere pieno. La circolazione della paziente è stata interrotta per 20 minuti in sala operatoria e la bambina è stata portata ad una temperatura corporea di 18 gradi per rendere possibile l’intervento sul cuore. Oggi, ad oltre un mese dall’intervento i medici sono ottimisti e stanno per rimandarla a casa sua.

Un lavoro di equipe

UNA notte in bianco a pensare a quel cuore così piccolo, a ripassare mentalmente i gesti da compiere in sala operatoria. Bruno Murzi ha operato decine di bambini con lo stesso problema ma nessuno era così piccolo. Così la notte prima non ha preso sonno. «Solo quando sei convinto di sapere tutto quello che devi fare smetti di pensarci. E fai il tuo lavoro con tranquillità». E’ un po’ come preparare un esame importante, si studia quasi fino all’ultimo poi ci si deve fermare e concentrare. «In sala sono entrato sereno - racconta Murzi - In quei momenti non pensi ai parenti della bimba che stanno in pena, non pensi alla alta mortalità che hanno questo tipo di interventi. Cerchi solo di fare il tuo lavoro al meglio, sei concentrato sui tuoi gesti. E in questo caso ho spostato di cento metri più in là la mia confidenza con questo tipo di inter- venti. Sono esperienze che ti migliorano». Bruno Murzi è di Forte dei Marmi, lavora a pochi chilometri da casa sua e ogni anno opera decine dei 250 bambini che finiscono in sala operatoria all’Opa.

«Un caso come questo non ci era mai capitato. La bimba era veramente piccola, più spesso interveniamo su neonati di 3 chili e mezzo. E infatti per affrontare l’intervento è stato coinvolto tutto l’ospedale. Io ho tenuto in mano il bisturi ma le decisioni su come procedere le abbiamo condivise con i colle- ghi neonatologi e rianimatori e gli infermieri. Sono arrivato in sala dopo lunghe discussioni sul caso. Così sapevo esattamente tutto quello che andava fatto».