La forza di un ospedale

Dal "il Tirreno" del 26 gennaio 2018

Parliamone con Alessandra Vivoli della redazione di Massa-Carrara

La forza di un ospedale: giocare di squadra

Conosco l'Opa dal 2009, anno di nascita di mia nipote, e ancora oggi che ha bisogno di questo grande ospedale ringrazio tutte le persone meravigliose che ne fanno parte.
Lucia Benucci

lo ci ho partorito la mia bimba, tuttora siamo segultl una volta l'anno, è un ospe­dale fantastico dove ti senti veramente al sicuro e in ottime mani.
Kati Db

lo sono stata operata dalla dottoressa Re­daelli. Avevo 6 anni. Grazie a lei e tutta l'equipe sono viva. Entrare ogni volta per i controlli di routine e sentirsi a casa è stupendo. E ogni volta riescono a calma­re la mia paura. Ebbene s1, sono una fifona. Leggere che anche stavolta una bim­ba è tornata a casa è meraviglioso. Felice per voi. Felice per ogni vita salvata, gra­zie.
Ylenia Lilla

Conosco l'Opa dal 2005 quando il mio bimbo, aveva 14 giorni, ha subito il primo intervento, tredici ore sono i fer­ri e un rischio di mortalità altissimo. Oggi ha 12 anni, è alto un metro e settanta, ha il 43 di piedi e sta bene... Ha sublto per ora tre interventi più un'angioplastica e forse dovrà farne un altro (stanno decidendo in questi giorni). Non finirò mai di ringraziare turco l'Opa.
Niko Bene

Qui c'è il meglio a livello mondiale come dottori per fortuna nostra e lo dice una persona che per ben tre volte compresa mia figlia appena nata ci è passato. Sa­rebbe opportuno però ritengo che anche la struttura fosse adeguata al servizio of­ferto da questi meravigliosi dottori.
Ruggero Razzauti

La grandezza di un ospedale si misu­ra dalla grandezza delle persone. Quella dei medici, deqli infermieri, dei pazienti e dei familiari dei bambini che vi sono ricoverati. Quel sentimento, grande e raro, di sentirsi una squadra che combatte insieme per la vita. All'Opa di Massa nel 2017 sono stati ricoverati 2459 pazienti. Volti, occhi, che per i medici e gli infermieri sono come quelli dei figli. E volti, occhi, quelli dei primari, dei medici, de­gli infermieri che per le famiglie e i pa­zier1ti sono quelli di parenti, a cui si vuole bene. Perché si sta lottando insieme.